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FTSE MIB, come negoziare l’indice del mercato italiano

Il FTSE MIB è un indice che rappresenta più dei tre quarti della capitalizzazione in Italia e racchiude in se alcune aziende italiane molto famose, con questa guida vi vogliamo mostrare come fare a negoziare sul mercato italiano questo indice.

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75% di conti di investitori al dettaglio che perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuti se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il Suo denaro.

L’indice FTSE MIB 40 -solitamente chiamato con il semplice nome FTSE MIB-, è il paniere azionario di riferimento per il territorio italiano, che contiene le azioni relative alle 40 maggiori azioni italiane per capitalizzazione, che nel loro complesso rappresentano più o meno l’80% della capitalizzazione di mercato su suolo italiano.

L’indice tenta di replicare l’andamento dei vari titoli.

I vari dati economici pubblicati ogni giorno influiscono sensibilmente  sulle varie tendenze, ed i movimenti che vengono generati su base giornaliera o settimanale dipendono proprio da questi dati. Un’analisi di questi dati economici consente di interpretare e anticipare gli eventuali rialzi o ribassi delle quotazioni. Dati come l’inflazione, il PIL, le vendite al dettaglio e gli ordinativi industriali costituiscono dei termometri con i quali misurare lo stato della nostra economia. Ma non è tutto.

L’impatto della politica

Anche la situazione politica italiana ha dimostrato, da sempre, di poter generare il panico o l’euforia sui mercati pertanto tenete sempre d’occhio i notiziari e le agenzie di stampa perché basta una semplice dichiarazione (o nella nostra era digitale un tweet) a far scatenare ondate di acquisti o di vendite sul nostro indice. Quella che segue infatti è una breve storia di come siamo arrivati e soprattutto da dove partiamo (quotazioni che, forse, non rivedremo mai più).

Analisi tecnica e storica.

Il FTSE MIB 40 è nato nel 1992, precisamente il 31 dicembre. All’epoca,l’indice si chiamava COMIT30, ed il primo valore base fu di 100 punti. Nel 1994, la Borsa Italiana rinominò l’indice Mib 30 dopo averne rilevato i diritti. Come si potrà facilmente intuire dal titolo, all’inizio i titoli quotati erano solamente 30.

Il periodo negativo iniziò molto presto, e proseguì per un bienno anche a causa dell’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle.

Le quotazioni tornarono a salire a partire dall’anno 2004 fino al 2007, dove raggiunsero un top oltre i 40000 punti, prima che la situazione peggiorasse nuovamente con la crisi dei mutui sub-prime e con il successivo fallimento di Lehman Brothers. In più, la situazione politica italiana vide una fuga degli investitori dal nostro mercato azionario, attratti dagli interessi corrisposti sul nostro debito. 

Lo spread btp/bund superò i 600 punti base e l’indice FTSE MIB raggiunse nel 2012 il suo minimo decennale in area 12000 punti. Una lenta ripresa è iniziata nel 2013; finché le contrattazioni non hanno raggiunto quota 24000 nell’anno 2016, dove le quotazioni sono tornate a scendere dopo referendum che decretava il Regno Unito fuori dall’Europa: la Brexit. La resilienza del nostro mercato però questa volta fu tale che i 16000 punti toccati come minimo si sono rivelati un’ottima occasione d’acquisto, con un “Rally di Natale” partito a dicembre dello stesso anno e che si è esaurito solo a maggio 2018 quando di nuovo sui 24000 punti, l’indice ha subìto una pesante battuta d’arresto dopo le elezioni politiche che sono state vinte da forze considerate euro-scettiche facendo tornare l’ombra della speculazione sul mercato italiano. Tuttavia, anche in questo caso, svanita la paura, le contrattazioni stanno procedendo in modo tranquillo nel 2019.

Sostanzialmente, il nostro indice è entrato in una sorta di lateralizzazione distribuita fra i 15000 ed i 25000 punti, che ci consente di fare un uso molto tradizionale dell’analisi tecnica andando a tracciare un rettangolo, la cui altezza definisce appunto questo range se si guarda il prezzo su compressione Weekly, in modo da capire a che punto siamo e come possiamo agire di conseguenza.

Andiamo a vedere nel dettaglio la composizione dell’indice.

La composizione del FTSE MIB viene revisionata, di solito, ogni tre mesi, in corrispondenza della quarta settimana di marzo, giugno, settembre e dicembre. In ogni caso, è bene precisare che la composizione dell’indice non varia solamente in basse all’analisi trimestrale dei dati delle varie società, ma può anche modificarsi in seguito ad operazioni come aumenti di capitale, spin off, delisting e fusioni. In sostanza, la composizione varia nel tempo e sono molti i fattori che possono spingere un titolo all’interno o al di fuori dell’indice.



Come si può notare, l’indice FTSE MIB sta cambiando la sua composizione, nonostante continui ad essere un indice bancocentrico (ovvero con un alta percentuale di titoli finanziari), diventando un indice un po’ più industriale come può essere il Dax. La crisi che ha colpito il sistema bancario ha buttato fuori dal listino tutte quelle banche gravemente colpite e che hanno perso fino al 90% del proprio valore, come la Banca Montepaschi di Siena.
Sono state invece promosse alcune importanti società industriali, fiori all’occhiello del nostro made in Italy come Amplifon e DiaSorin.
Quella che segue è la divisione dei titoli per settore, in modo da comprenderne il peso specifico all’interno del listino, con alcuni consigli per l’investimento.

Il settore finanziario tra banche e risparmio gestito


Il settore finanzario del FTSE MIB ha il peso specifico maggiore (circa il 33% del totale) ed è il più numeroso comprendendo ben 13 titoli che sono: Intesa San Paolo, Unicredit, Generali, Mediobanca, Exor, Finecobank, Poste Italiane, Banco BPM, UBI Banca, Unipol, Azimut, BPER Banca, UnipolSai.
Titoli come Intesa San Paolo e Generali sono da tenere d’occhio perchè sono rispettivamente la migliore banca e il migliore gruppo assicurativo italiano. Rilasciano ogni anno un dividendo e sono adatte ad essere negoziate sia in intraday per via della buona volatilità e liquidità sui titoli che per il medio lungo termine. 

Alternative

Titoli altrettanto validi, ma più in ottica da cassetto sono Mediobanca e Poste Italiane. Finecobank è anche un’ottima società, leader italiana del trading online e va monitorata, specialmente da quando si è scorporata da Unicredit. Gli altri titoli non godono della mia stima, ma possono essere comunque negoziati con buone soddisfazioni nell’intraday, specialmente Banco BPM. Questo vuol dire che sono più adatti ad un’operatività di tipo Short, per cui finché non ci saranno segnali di inversione dal mercato vi sconsiglio fortemente di entrare long sui titoli bancari solo perché “sono scesi troppo”. Se non vi piace lo Short, cambiate titoli.

Il settore petrolifero e del gas naturale

Rappresenta il secondo maggior componente (19% del totale) del paniere FTSE MIB e comprende i titoli ENI, Saipem, Snam e Tenaris.
Anche qui consiglio di negoziare il più liquido di questi, vale a dire ENI, sia in intraday che nel medio-lungo termine. Saipem è stato caratterizzato da più speculazione e volatilità, ma adesso sembra aver preso un buon viatico per il rialzo. Queste due solide realtà del mercato italiano hanno correlazione con i prezzi del petrolio, per cui non dimenicate di aggiungere il crude oil alla vostra watchlist. Tenaris sembra essere un titolo sottovalutato per cui potrebbe valere la pena accumularlo da questi prezzi. Snam è invece un titolo da puro cassettista, lento ma che paga sempre il dividendo.

Il settore dei servizi pubblici

È il terzo settore per peso specifico (18%) e comprende titoli che sono: A2A, Enel, Hera, Italgas e Terna. Sono titoli essenzialmente da cassettista, da accumulare sui ribassi e che staccano periodicamente la loro cedola di dividendo. Consigliati quindi per chi vuole un portafoglio tra il bilanciato e il difensivo. Il loro rendimento negli ultimi anni è più positivo rispetto ad altri settori.

Il settore industriale tra tecnologia e salute

Un settore molto vasto che comprende alcune delle aziende d’elite del nostro paese. Sono i titoli: Atlantia, Amplifon, Buzzi Unicem, CNH Industrial, Diasorin, Leonardo, Nexi, Recordati, STMicroelectronics e Prysmian.
I titoli migliori ad essere negoziati nell’intraday sono Atlantia, Leonardo e STMicroelectronics, con quest’ultimo in particolare da seguire in parallelo ai titoli del Nasdaq essendo uno sviluppatore di sistemi a semiconduttore e fornitore, tra gli altri, di Apple. La matricola Nexi, appena arrivata alle quotazioni, è anch’essa da seguire essendo la più attiva nei pagamenti elettronici. Sono ottimi titoli anche Amplifon, Diasorin e Recordati, tutti e 3 aventi a che fare con la salute, da accumulare su ogni ribasso finché il mercato dimostrerà di premiarle (il contrario di ciò che avviene con le banche). Anche qui: non fate l’errore di entrare short contro-trend perchè sono “saliti troppo”: questa pratica è ancora più pericolosa perchè il titolo potrebbe anche salire all’infinito o comunque più della vostra capacità di sopportazione!

Il settore dei beni di consumo

Anche tra i beni di consumo figurano assolute eccellenze italiane che il mondo ci invidia. Sono i titoli Campari, Ferrari, Fiat Chrysler, Moncler, Pirelli e Salvatore Ferragamo.
Campari, Ferrari e Moncler sono tra i miei titoli preferiti in assoluto, perché sono i cosiddetti anticiclici, ovvero non conoscono stagionalità e tirano sempre regalando sempre ottime soddisfazioni per chi li possiede. Da accumulare su ogni storno, sono da manuale di analisi tecnica.
Da verificare Fiat Chrysler, che però si può negoziare anche in intraday essendo un titolo liquido e volatile.
Eviterei almeno per il momento Pirelli e Salvatore Ferragamo, non molto premiate dagli investitori nell’ultimo periodo probabilmente a causa di un management che non fa bene il suo lavoro.

Come tradare il FTSE MIB?

Avete letto la nostra home page? Se sì, a questo punto saprete benissimo che un indice, di per sé, non è tradabile, poiché non è liquido. I trader che vogliono speculare sulle oscillazioni di prezzo di un indice, dovranno necessariamente passare per degli strumenti derivati, che in questo caso sono due: i futures, ed i CFD. La differenza in realtà risiede principalmente nella capitalizzazione necessaria per sfruttare questi due strumenti. Nel caso dei Futures infatti, dovremmo avere un capitale di svariate centinaia di migliaia di euro per tradare anche un solo contratto, poiché i futures non solo trabili acquistando e vendendo porzioni di contratto. Per i CFD invece, la storia è diversa. Questi strumenti, che in ogni caso replicano l’andamento del futures, sono in realtà trdabili anche acquistando porzioni minime di 0.01, ovvero un centesimo di contratto intero. E’ quasi superfluo specificare che la stragrande maggioranza degli operatori ususfrisca di questi strumenti per tradare i mercati. Non solo gli indici, ma anche commodities, valutes, e tanto altro. Non molto trader sono così capitalizzati da iniziare direttamente con i futures.

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Strategie intraday

Così come moltissimi altri strumenti, il FTSE MIB offre una liquidità e volatilità sufficienti per essere tradato anche in ottica intraday. In realtà, questo strumento si presta benissimo anche ad un altro tipo di attività, ben più frenetica e rigida in quanto a standard: lo scalping. Ad ogni modo, in questo articolo non tratteremo l’attività dei colleghi scalper, ma partiremo direttamente da una tipologia di trading sensibilmente diversa. Il trading intraday può focalizzarsi su ogni fascia oraria, ma in realtà le posizioni vengono solitamente aperte in due momento chiave caratterizzati da una forte volatilità: l’apertura del mercato italiano, intorno alle 08:30, e l’apertura del mercato americao alle 15:30. Questi due frangenti sono quelli a maggiore volatilità, che offrono spunti sicuramente maggiori rispetto al resto della giornata. Sono anche utilizzati, molto spesso, per aprire delle posizioni da portare in multiday.

Il trading di posizione

Nel parlare del trading di posizione, che sicuramente si presta ad essere applicato sul nostro FTSE Mib, viste la caratteristiche intrinseche dell’indice, dobbiamo saltare a piè pari un’altra categoria di trader, i cosiddetti trader “multiday”, ovvero quel gruppo di operatori che, per le loro operazioni, considera un orizzonte temporale che solitamente si estende fra i 2 ed i tre giorni, e che arriva massimo ad una settimana.

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Il trading si posizione è solitamente praticato dai trader con una capitalizzazioni maggiore, o in generale da chi cerca dei rapporti rischio rendimento più alti del normale, che tendono a distanziarsi molto dalla parità -ovvero da un’operazione con un rapporto fra rischio e rendimento di 1. I trader di posizione possono non solo sfruttare l’effetto leva -benché solitamente sia richiesta una capitalizzazione più ampia rispetto ad altri mercati come ad esempio quello molto più popolare delle valute -, ma rispetto al mercato del Forex o a quello delle commodities, possono giovare di escursioni percentuali maggiori.

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